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Un tocco di zenzero: il food-travel blog di Sandra Salerno

7 Mar — 2020   Lettura 3 min
Storie Toscana

Per conoscere Sandra Salerno, autrice del blog Un tocco di zenzero e del libro Asparagi, bagoss e altre cose buone, pubblicato da Baldini&Castoldi nel 2013, approdiamo nella magica Torino.

Scrivere, viaggiare e cucinare: queste sono le sue più grandi passioni di Sandra. Passioni che ormai sono diventate la sua professione.

Dal food al travel, il suo amore per il viaggio e le nuove collaborazioni professionali le hanno dato la possibilità di conoscere nuove mete in giro per il mondo. Ognuno dei suoi viaggi, negli anni, ha rappresentato un’occasione unica per scoprire le specialità locali e i migliori indirizzi dove trovare le prelibatezze che usa poi in cucina per le sue ricette.

Il suo blog è ormai un punto di riferimento per chi ama scoprire luoghi e cibi nuovi.

Conosciamo meglio Sandra Salerno con la nostra intervista a questa blogger e autrice appassionata.

Buona lettura!

Sandra Salerno

Sandra Salerno blogger di Un tocco di zenzero

 

Salve, Sandra benvenuta su Italian Food Experience. Raccontaci un po’ del tuo blog Un tocco di zenzero.

Il blog nasce nel 2005: quest’anno festeggerò 15 anni! Da diario online dove pubblicavo le prime ricette si è trasformato, negli anni, in un sito di viaggi, cultura e consigli gastronomici. Da quest’anno ho aperto il sito a collaboratori esterni per fornire più contenuti su temi diversi come l’ambiente, la cura per la persona e il lifestyle.

 

Sandra, svolgi diverse attività interessanti:  blogger, Food Reporter, consulente e sviluppatore di contenuti per app. Come riesci a far conciliare le tue molteplici attività?

La curiosità. È sempre stata questa la molla che mi ha fatto muovere e cercare di fare tante cose, tutte diverse. Dal 2017 collaboro con La cucina Italiana come contributor, scrivo di viaggi, di itinerari, di luoghi speciali da assaggiare, di prodotti e produttori del Piemonte e a volte anche della Liguria. Da Gennaio con il Corriere della Sera Edizione di Torino. Sono diventata giornalista da pochissimo. Per me un bel traguardo professionale oltre che personale. Riesco a conciliare tutto gestendo bene il tempo, mi ritaglio una parte della giornata per la scrittura, per fare ricerca. Ma non vivo per lavorare, la vita privata è molto importante per me e i week end sono sacri. Non si lavora.

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Sei una donna con la D maiuscola. Tra le tante cose che fai, hai scritto anche il libro “Asparagi, Bagoss e altre cose buone” in collaborazione con Baldini&Castoldi. Come è nata l’idea di scrivere il libro?

Grazie per i complimenti!!

L’idea del libro era nel cassetto da un po’ di tempo, scrivere un libro che non fosse il classico ricettario ma che avesse anche consigli di viaggio, su locali e ristoranti. Ho fatto la proposta all’editore, è piaciuto e nel 2013 lo abbiamo pubblicato.

 

L’8 marzo è alle porte, una giornata dedicata esclusivamente alle donne. Secondo te, quale meta è più adatta per festeggiare tale ricorrenza?

Visto il difficile momento che stiamo vivendo direi che sarebbe bello organizzare una gita in Piemonte (per me che vivo qui è la risposta più semplice), poi dipende da dove i lettori vivono. Credo sia importante restare  vicino  a chi si sta impegnando e ha delle attività da mantenere, come ristoranti o hotel, B&B. La meta perfetta per me potrebbe essere il Lago d’Orta a Pella, con un lungo fine settimana in un bellissimo B&B, casa Fantini.

 

La passione per i viaggi espressa attraverso un blog, può trasformarsi in un lavoro vero e proprio. Cosa consigli a chi vorrebbe intraprendere il tuo stesso percorso?

In molti, in questi anni, mi hanno chiesto come fare a trasformare la propria vita. Posso rispondere che non è facile, non è semplice lasciare tutto per buttarsi in un’avventura che non sai dove ti porterà. Intanto il consiglio è iniziare poco alla volta, senza abbandonare un lavoro sicuro, magari avvicinandosi per gradi, iniziando a scrivere di piccoli viaggi, raccontare luoghi speciali, mete vicine. Fare le cose per bene, non essere impazienti.

Dopo 15 anni sono ancora qui. Diciamo che di pazienza ne ho avuta.

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