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Topipittori: cibarsi di arte sin dalla tenera età

8 ott — 2018   Lettura 5 min
Storie

Un libro rappresenta un valido strumento di conoscenza, per adulti e ragazzi; un mezzo educativo attraverso il quale conoscere cose nuove: sin da piccoli, infatti, siamo abituati ad apprendere i basilari concetti di bene e male ascoltando fiabe e storie che ci appassionano e segnano la nostra infanzia. Per non parlare dei libri da colorare: chi di voi non ne ha mai imbrattato uno, affinando così la propria tecnica e la propria creatività?

Quando parliamo di libri, ci riferiamo anche a illustrazioni e immagini, già colorate o da colorare. Il disegno, d’altronde, è una delle espressioni artistiche più autentiche e mette in luce la personalità di ognuno di noi, a qualsiasi età. Soprattutto nel bambino, disegnare e scegliere i colori è un mezzo di comunicazione che consente di esprimere, oltre al livello di maturazione, anche i problemi e il suo stato d’animo: sentimenti, emozioni, fantasie e conflitti.

Nel 2014, Paolo Canton e Giovanna Zoboli fondano a Milano la casa editrice Topipittori, specializzata in libri illustrati per bambini, con l’obiettivo di promuovere l’importanza e l’utilità dei libri per i più piccoli come strumento di conoscenza, gioco e istruzione, per comprendere il sapere, il pensiero e i sentimenti delle storie e delle immagini stesse.

Nel volume A tavola con i maestri dell’arte, uno dei titoli pubblicati da Topipittori e redatto da Andrea Nante e Alicia Baladan, emerge quanto gli artisti, nelle loro opere, abbiano trovato – nel corso dei secoli – ispirazione da momenti conviviali, da banchetti, da alimenti e da tutto il mondo della cucina, compresi i momenti dedicati alla preparazione e alla manipolazione del cibo o al lavoro nei campi. Basti pensare a opere come I mangiatori di patate di Vincent Van Gogh, la celebre Ultima cena di Leonardo Da Vinci, La cioccolataia di J.E. Liotard, La lattaia di J. Vermeer e così via.

Il cibo e la convivialità, fra l’altro, sono soggetti rappresentati sin da quando l’uomo ha iniziato a esprimere la propria creatività attraverso le arti figurate.

Abbiamo intervistato Giovanna Zoboli, una delle founder di Topipittori, per conoscere meglio questa particolare realtà editoriale.

 

Ciao Giovanna. Perché tu e Paolo avete fondato Topipittori?

La casa editrice è stata lo sbocco naturale di un percorso professionale nell’editoria e nella comunicazione, a contatto sia con i libri per ragazzi sia con il lavoro di alcuni illustratori. A un certo punto ci siamo resi conto che ci sarebbe piaciuto lavorare con testi e immagini in progetti editoriali nostri, ispirati ad alcune fra le migliori realtà editoriali europee.

 

Come è nata l’idea di creare il volume A tavola con i maestri dell’arte?

Il volume è nato in collaborazione con il Museo Diocesano di Padova, diretto da Andrea Nante, che ogni due anni organizza un concorso e una rassegna internazionale di illustrazione, I colori del sacro, ispirata a temi legati alla spiritualità. Nel 2016, l’esposizione è stata dedicata al tema del cibo, del nutrimento. Apprezzando il taglio della nostra collana dedicata all’arte, Piccola Pinacoteca Portatile (PiPPo), il Museo ci ha chiesto di elaborare un progetto editoriale ad hoc per questa occasione. Il progetto è stato creato per il Museo, ma il libro è stato distribuito in tutte le librerie italiane.

 

 

Avete provato a chiedere ai bambini cosa apprezzano dei vostri libri?

Di solito non lo chiediamo espressamente (bisogna avere rispetto per la sfera privata dei lettori, anche piccoli). Sono loro, però, a volte, che ci manifestano liberamente le loro opinioni e i loro giudizi (o anche i genitori, o gli adulti che comprano loro i libri). I bambini in generale sono generosi verso i nostri libri. Una cosa che colpisce è che notano, oltre alle storie, la qualità materiale dei volumi: la carta, le copertine, le immagini. Si accorgono di questa caratteristica e la apprezzano.

 

Perché pubblicare un volume che associa l’arte con il cibo?

Per esempio perché l’arte ha un grande valore documentario: racconta come il cibo è stato visto e frequentato nel corso dei secoli, nelle diverse culture e aree geografiche. E poi perché cucina e pittura hanno molto in comune: richiedono una conoscenza raffinata e profonda dei materiali e del loro uso. C’è una ricerca che le accomuna che è estetica, sensoriale, culturale.

 

Oltre a quello già pubblicato, avete mai pubblicato altri testi in cui si parla di cibo?

Sì, “Il supermercato degli animali”, testo di Giovanna Zoboli e illustrazioni di Simona Mulazzani: una filastrocca per piccoli che racconta come gli animali vanno a fare la spesa per procurarsi ognuno il proprio cibo preferito; poi “Primavera estate autunno inverno” di Francesco Pittau e Bernadette Gervais: un breve viaggio attraverso la bellezza dei prodotti di stagione.

 

Come scegliete gli illustratori?

Ci interessano illustratori che associno intensità e precisione di visione a capacità narrativa, risultati che sono la conseguenza di un lungo apprendistato nel padroneggiare le tecniche.

 

Qual è la vostra opera legata al food che più vi piace e perché?

Forse “Il supermercato degli animali”, perché è ironico, divertente, affettuoso. Un bambino ci scrisse per segnalarci che nel testo della filastrocca avevamo scritto lepidotteri e nell’immagine invece si vedevano dei coleotteri. I bambini sono esigenti, molto attenti.

 

I social network hanno inciso sullo sviluppo e la crescita del vostro mercato?

Certamente: dedichiamo molte risorse ed energie alla comunicazione attraverso due blog e una pagina Facebook. La comunicazione che abbiamo sviluppato è coerente con il progetto editoriale che punta a un lavoro di qualità e al rispetto per l’intelligenza e lo spazio dei lettori. Ci interessa non solo promuovere i nostri libri, ma fare un vero e proprio lavoro di divulgazione intorno alla cultura dedicata a bambini e ragazzi.

 

Quale esperienza o avvenimento ha contribuito in modo significativo alla crescita della casa editrice?

Capire come dovevamo crescere e costruire il nostro futuro di editori: rimanendo fedeli alle motivazioni profonde della nostra scelta originaria, e però cercare di evolverci, non pensare di poterci sedere sugli allori di lavori o successi già realizzati. Dare molto spazio alla ricerca, insomma.

 

Le opere edite da Topipittori sono acquistabili nelle principali librerie d’Italia. Inoltre, vendete anche online. Cosa consigliereste a realtà più piccole di voi ma con una grande voglia di emergere?

Riflettere sulle proprie scelte, non improvvisarsi, comportarsi correttamente, lavorare con rigore.

 

 

Partecipate alle fiere del libro o preferite essere presenti solo a determinati eventi? Quali? Qual è il valore aggiunto della partecipazione a eventi del genere?

In case editrice siamo tre persone più due a metà tempo. Cioè poche. Quindi, dato che le fiere comportano un dispendio considerevole di tempo, risorse ed energie, partecipiamo solo alla Bologna Children’s Book Fair, che è la più importante del mondo di settore; alla fiera romana della piccola e media editoria Più libri più liberi; e al Salone del Libro di Torino.
Bologna è una fiera fondamentale per farsi conoscere nel panorama internazionale, stringere relazioni e vendere i diritti dei libri all’estero. Roma è interessante per il tipo di pubblico e il volume di vendite. A Torino abbiamo l’impressione che il pubblico sia poco interessato ai libri per ragazzi e coinvolto dai grandi eventi mediatici legati ai libri, quindi per noi non molto interessante.

 

Possiamo definire Topipttori una casa editrice di nicchia?

Sì, ammesso che le definizioni possano essere utili. La nostra pagina Facebook tuttavia ha oltre 40 mila follower, più di Adelphi e di altre case editrici di chiara fama.

 

 

Quali sono i vostri progetti futuri?

Negli ultimi anni abbiamo inaugurato una collana di divulgazione artistica, una collana di divulgazione scientifica e a settembre il primo volume di I topi saggi, collana di saggistica incentrata sulla letteratura illustrata, dedicata alla formazione di adulti come insegnanti, genitori, educatori eccetera. Ci piace dare corpo a progetti che sono la naturale prosecuzione del nostro quotidiano lavoro culturale.

 

Collegandoci alla valorizzazione delle eccellenze italiane, avete un suggerimento o un ricordo inerente a un piatto tipico o un luogo della vostra città?

Dato che abbiamo una collana dedicata a storie e racconti della tradizione, Fiabe quasi classiche, direi che di Milano ci piace molto il serpentone di bronzo che è custodito nella chiesa di sant’Ambrogio: un’antichissima statua provenienze da Bisanzio che si diceva fosse stata forgiata da Mosè per difendere il suo popolo dai serpenti in mezzo al deserto. Portata dal vescovo Arnolfo a Milano, fu sistemata nella chiesa e le furono attribuite dai milanesi proprietà curative, in particolare contro le malattie intestinali, soprattutto i vermi. Secondo le profezie bibliche, il giorno del giudizio, il serpente di bronzo diventerà di carne e ossa, e, dopo aver fatto sibilare la lingua per tre volte, tornerà strisciando alla Valle di Josafat.

 

Dati bibliografici:

  • Giovanna Zoboli, Simona Mulazzani, Al supermercato degli animali, Topipittori, Milano 2007;
  • Andrea Nante, Alicia Baladan, A tavola con i maestri dell’arte, Topipittori, Milano 2016.

Le immagini sono state concesse da ©Topipittori

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