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Roberta Castrichella, da ingegnere a foodblogger con robysushi.com

18 set — 2018   Lettura 7 min
Storie Lazio

“33 anni, ingegnere gestionale, aspirante chef. Eccomi….. sono io!”: così si presenta Roberta Castrichella nel suo blog Robysushi.com.

Giovane ingegnere, food blogger, food addicted, appassionata di fotografia e aspirante chef, Roberta ama creare e sperimentare nuove ricette. Con dedizione e amore trascorre molto tempo in cucina, luogo magico dove ingredienti, utensili e creatività lasciano libero sfogo alla sua abilità culinaria per regalarci piatti di infinita bontà.

Roberta Castrichella, conosciuta come Robysushi

Roberta Castrichella, conosciuta sul web come Robysushi

 

Nel suo blog ci racconta molti prodotti e ricette gustose, eseguite e spiegate in maniera chiara e facile per i suoi follower. Si diletta in una varietà di portate eterogenee: dolci e salate, tradizionali e innovative, italiane ed estere, semplici e complesse.

Nelle sezioni “Eventi food” e “Food Experiences”, poi, Roberta ci accompagna in un emozionante viaggio del gusto, in Italia e nel mondo intero, cogliendo appieno la bellezza dei luoghi in sintonia con le loro tipicità: in fondo, ogni territorio è caratterizzato dal profumo dei suoi prodotti.

Abbiamo intervistato Roberta Castrichella per conoscere meglio il suo lavoro e il suo punto di vista riguardo al mondo del food.

 

Ciao Roberta, raccontaci un po’ chi eri prima di diventare Robysushi, chi sei adesso e chi pensi che sarai in futuro.

Roberta Castrichella è una trentatrenne, sognatrice, amante del cibo e della convivialità della tavola, appassionata di viaggi, delle cene tra amici, caparbia, solare e dinamica, con una grande voglia di fare, senza aspettare che le cose arrivino da sole. La Roberta di ieri era un ingegnere introverso, timido, con le idee abbastanza confuse su chi fosse realmente. La Roberta di oggi è cresciuta. È diventata una food blogger e food stylist indipendente e soddisfatta, appagata, consapevole delle proprie scelte, decisamente più estroversa e intraprendente. La Roberta di domani non so come sarà e forse non voglio immaginarla, perché non mi piace fare programmi e preferisco vivere giorno per giorno senza fare previsioni. Solo di una cosa sono sicura: che la Roberta di domani sarà sempre libera di fare le proprie scelte consapevolmente, anche sbagliando, ma senza mai farsi influenzare dalle circostanze che si presenteranno, dagli stereotipi o dai giudizi altrui.

Cosa non deve mai mancare sulla tua tavola?

Sicuramente due ingredienti non devono mai mancare: creatività e amore. Può sembrare banale scrivere che bisogna “cucinare con amore”, ma non lo è. Quando si cucina con passione e cura, i piatti hanno decisamente una marcia in più, percepibile già al primo assaggio. Mi è capitato spesso di mangiare piatti preparati alla perfezione, ma senza anima. Piatti che non mi hanno trasmesso nessuna emozione, e questo semplicemente perché sono stati preparati senza passione. E poi la creatività, perché credo che una delle caratteristiche più belle della cucina sia la sua vastità e l’infinita possibilità che offre di sperimentare, combinare ingredienti e tecniche di cottura, quindi perché non farlo? L’originalità, molto spesso, fa la differenza in un piatto. In termini di cibo, l’ingrediente che non può mai mancare sulla mia tavola è la pasta, di cui sono una gran mangiatrice.

L’arte è una dote che dev’essere coltivata e affinata grazie alla scuola di un grande maestro. Chi è stato/a o continua a essere la tua musa ispiratrice?

Avendo imparato a cucinare da bambina in casa, posso affermare senza dubbio che le mie muse ispiratrici sono state la mia mamma, che mi ha sempre incoraggiata a mettermi ai fornelli, e le mie nonne. Le ho sempre guardate cucinare e con loro ho trascorso “giornate culinarie” indimenticabili, che sono state il punto di partenza per amare il cibo e iniziare a mettere le mani in pasta.
Adesso, senza dubbio, mi ispiro a chef italiani più importanti, Cannavacciuolo per dirne uno, ma me ne piacciono molti altri, tra cui Roy Caceres, per fare un altro nome. Cerco comunque di tenermi continuamente aggiornata leggendo libri di cucina, partecipando a corsi e guardando programmi di cucina.

Trota salmonata e topinambur_by robysushi

 

Il mercato del Food oggi sta diventando saturo di proposte e iniziative, soprattutto nella sfera dei blog. Qual è il tuo segno distintivo?

Credo che il mio segno distintivo, anche a detta di chi mi segue, sia la mia spontaneità, la mia solarità, la passione per ciò che faccio e la mia originalità soprattutto nei piatti che preparo. Non mi piace cucinare seguendo ricette già scritte e non mi piace seguire le mode del momento: cerco sempre di creare piatti diversi rispetto a quelli che sono più in voga. Un esempio? È scoppiata la moda dell’avocado toast e in molti, sui propri blog, ne hanno proposto la ricetta: sul mio non c’è.

Fare la foodblogger, oggi, è diventato uno stile di vita e anche una realtà di business. Come è cambiata la tua vita e qual è stato l’avvenimento che ha segnato il tuo punto di svolta?

Sì, fortunatamente oggi l’attività di blogger sta diventando un lavoro a tutti gli effetti, per chi come me lo fa a tempo pieno, con dedizione e professionalità. Credo che ci vorrà ancora del tempo per far sì che tutti riescano a vedere questa attività come un lavoro vero e proprio: purtroppo c’è ancora poca chiarezza su ciò che facciamo e forse dovremmo tutti impegnarci per spiegarlo più accuratamente. La mia attività di blogger è iniziata per gioco, dopo aver fatto il provino per partecipare ad un programma televisivo di cucina; la mia passione per la cucina ha fatto il resto e mi ha spinto a dedicarmici sempre di più, facendo il modo che il blog crescesse a poco a poco. Fortunatamente è sempre andata bene e sin dall’inizio ho avuto la fortuna e/o la capacità di partecipare a molti eventi e di lavorare a bei progetti. La svolta è arrivata quando mi sono trasferita a Milano, tre anni fa. Dopo un breve impiego in una start-up, ho deciso che era il momento giusto per provare a trasformare la mia passione in un vero e proprio lavoro, così ho iniziato a lavorare come freelancer. Milano, poi, offre tantissime opportunità: basta saperle cogliere!

wrap con tonno e mela verde, Spaghetti con pesto erbe aromatiche by robysushi

 

Johnny Dorelli cantava “Aggiungi un posto a tavola che c’è un amico in più…”: oggi, si è persa molta della tradizione culinaria italiana legata al mondo della cucina e dei piatti fatti in casa. Si può dire che l’amico in più sia piuttosto un avatar. Noi di Italian Food Experience crediamo che il food abbia ancora molto da insegnare. Tu cosa ne pensi?

Indubbiamente, fino a qualche tempo fa la tavola era l’elemento di unione per eccellenza: lo stare insieme per il pranzo e per la cena significava inequivocabilmente creare dei momenti di condivisione. Di sicuro oggi le cose sono leggermente cambiate, ma credo che la cucina e la tavola conservino ancora questa loro caratteristica, ovvero quella di unire. L’unica differenza tra ieri e oggi sono le metodologie. Al giorno d’oggi, piuttosto, ci si conosce e si condivide la propria vita, i propri gusti e, come nel mio caso, il proprio sapere culinario attraverso i social network, ma ciò non esclude che ci sia poi un momento di incontro e di unione. Capita spessissimo di conoscersi prima in rete, di condividere il proprio quotidiano con persone che probabilmente non avremmo avuto l’opportunità di conoscere ma poi, con le persone con le quali si crea un rapporto vero e sincero, ci si conosce di persona. E qual è il modo migliore per farlo? A tavola, ovviamente! Quindi direi che sono cambiati i modi, ma il potere unificatore della tavola è rimasto e rimarrà intatto.

I social media hanno dato sicuramente una marcia in più alla tua carriera. Come puoi spiegare, a persone che vorrebbero seguire il tuo percorso, come questi potrebbero diventare dei veri e propri strumenti imprenditoriali?

A chi volesse intraprendere un percorso simile al mio, per lavorare nel mondo digital, suggerirei di studiare approfonditamente la materia perché, per riuscire ad ottenere buoni risultati, c’è bisogno di preparazione e competenza. Il mondo social è in continua evoluzione, quindi per riuscire a sfruttare in modo imprenditoriale i social media è necessario essere continuamente aggiornati, creare contenuti validi, originali e interessanti, evolvendosi con la stessa velocità con la quale evolve questo mondo, per poter mantenere un livello di output qualitativamente elevato. Mi sento di dire che non c’è spazio per l’approssimazione, ma è necessario puntare su competenza e professionalità, come in tutti lavori, del resto.

Molte persone ti seguono grazie al tuo blog Robysushi.com, dove hanno imparato a conoscerti e a fidarsi delle tue istruzioni in cucina. Ti identifichi come “food influencer”?

La parola “Influencer” non mi piace particolarmente. Non credo che una persona abbia il potere di “influenzarne” altre; piuttosto, credo di avere, grazie al blog, la possibilità e la capacità di far cadere l’attenzione su cose, realtà e attività che non si conoscono. Credo che chi mi segue si fidi di me perché, con il tempo, ha imparato a conoscermi, a capire quali sono le cose che apprezzo e ciò che mi piace usare in cucina; condividendo la mia stessa filosofia, si fida di ciò che scrivo, consiglio e faccio.

Torta cioccolato e banana_by robysushi

 

Un’ingegnere ai fornelli: esiste un filo conduttore che lega i tuoi studi alla passione per la cucina?

Assolutamente no e il bello è proprio questo, secondo me. L’ingegnere ho scelto di farlo seguendo la ragione, pensando, riflettendo, valutando tutto al millimetro prima di scegliere l’università. La blogger ho scelto di farla per passione, seguendo solamente la mia pancia, il mio istinto. Ho seguito il mio cuore e, come sempre, lui ha fatto la scelta migliore per me perché, dopo cinque anni di blog, posso dire con consapevolezza che questa è stata la scelta migliore che potessi fare. Del resto, la mia filosofia di vita è proprio questa: seguire il proprio istinto perché lui sceglie sempre il meglio per noi. E poi bisogna sempre provare a fare ciò che si desidera veramente: magari non ci si riesce, è vero, ma almeno non si ha il rimpianto di non averci provato.

Romana doc, cosa ti ha portato a vivere a Milano?

Desideravo fortemente trasferirmi a Milano, per provare a trasformare la mia passione per la cucina – e di conseguenza il mio blog – in un vero lavoro a tempo pieno, ma non trovavo il coraggio di lasciare il lavoro e partire verso l’ignoto. Poi è arrivata una proposta di lavoro da parte di una strat-up milanese (come ho detto poco fa) e mi sono trasferita. Sarei dovuta rimanere per tre mesi, per poi tornare a Roma e continuare a lavorare da lì. Invece le cose hanno preso un’altra piega: non lavoro più nella start-up e i tre mesi sono diventati tre anni.

Un piatto o un luogo a te caro?

La torta di mele di mia nonna. È stato il primo dolce che ho imparato a fare, e l’unico che non mi stancherò mai di preparare.

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