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Dimitra, nel cuore della Lucania l’innovazione nel settore ortofrutticolo

13 nov — 2018   Lettura 5 min
Storie Basilicata

Sono tante le start-up che trovano terreno fertile in un mercato sempre più esigente. In particolare, quelle del settore food tech sviluppano prodotti e processi innovativi che rispettano la qualità e le tradizioni culinarie locali. E sono sempre più le aziende che operano nel pieno rispetto dell’ambiente.

Siamo andati a Grumento Nova, in provincia di Potenza, per conoscere la società agricola Dimitra, start-up nata nel 2017 con l’obiettivo di mettere a punto sistemi colturali a basso impatto ambientale, in particolare evitando l’uso di potenziali inquinanti (fertilizzanti e fitosanitari) e puntando a un’agricoltura sostenibile, in termini ecologico-ambientali ed economici.

Dimitra produce ortofrutta lucana di eccellenza in maniera sostenibile. È composta da soci con un alto profilo tecnico professionale (4 ingegneri, 1 agronomo, 2 imprenditori agricoli) ed esperienza nei processi di trasferimento tecnologico in agricoltura. La start-up lucana opera a stretto contatto con due aziende partner che lavorano da decenni nel settore ortofrutticolo e commerciale. È socia di Apofruit Italia, organizzazione di produttori agricoli tra le più grandi d’Italia, e partecipa attivamente al Consorzio di tutela del Fagiolo IGP di Sarconi come socio produttore.

Dimitra utilizza tecnologie innovative di “precision farming” per l’ottimizzazione dei processi produttivi e la riduzione dei costi e degli impatti ambientali. Insomma, parliamo di una start-up fortemente di nicchia che propone un certo tipo di innovazione in un settore abbastanza competitivo come quello ortofrutticolo.

Per conoscere meglio questa interessante realtà, abbiamo intervistato Egidio Lardo, agronomo e amministratore unico di Dimitra.

 

Stand fiera Soc. Ag. Dimitra

Stand fiera Soc. Ag. Dimitra

 

Ciao Egidio, benvenuto su Italian Food Experience. Il prodotto di punta di Dimitra è il kiwi, frutto di origini cinesi ormai adottato dal nostro Paese, visto che l’Italia ne è divenuto il primo produttore mondiale. Perché avete deciso di coltivarlo?

Abbiamo deciso di coltivare il kiwi a polpa gialla perché è un prodotto agricolo con alto potenziale di vendita. Per i prossimi dieci anni, infatti, i kiwi a polpa gialla saranno sempre più richiesti. Nel nostro paese si registrano incrementi di produzione molto alti. Infine, il contratto di vendita pluriennale con un importante gruppo di acquisto ci ha offerto le garanzie giuste per procedere all’investimento.

 

Andamento export e produzioni 2017 di Kiwi - Fonte Italia Fruit News (6 nov. 2017)

Andamento export e produzioni 2017 di Kiwi – Fonte Italia Fruit News (6 nov. 2017)

 

Quali elementi diversificano la coltivazione del kiwi rispetto a quelle autoctone?

Le piante di kiwi impiegano 3 anni per iniziare a fruttificare e richiedono un clima mite e temperato, con temperature comprese tra 5 e 25 ° C. Le due principali qualità di questo frutto sono verde e gold: la prima è quella più diffusa, ha la buccia marrone scuro con peluria e la polpa verde brillante, semi piccoli e neri disposti a raggiera intorno al centro del frutto, la forma è simile a un uovo o a una piccola patata; la varietà gold ha forma più allungata, la polpa è gialla e non ha la peluria sulla buccia. Esistono anche altre varietà, ma sono poco diffuse, come ad esempio il kiwi con la polpa rossa e la buccia color mattone.

Il kiwi viene raccolto tra settembre e ottobre ed è commercializzabile da novembre ad aprile, anche se in realtà si trova sul mercato tutto l’anno perché, grazie ai moderni metodi di conservazione, dura a lungo. Per coltivarlo, ha bisogno di abbondante acqua. L’ambiente lavorativo, nel quale avviene il processo di selezione, calibrazione e confezionamento del kiwi per la successiva distribuzione, deve essere libero da etilene, gas che ne accelera irrimediabilmente la maturazione, anche se presente a qualche centinaia di metri di distanza.

Il kiwi è un frutto ricco di vitamina C (85 mg/100 g), potassio, vitamina E, rame, ferro e fibre.

Numerosi infine, sono i benefici di carattere salutare.

 




 

Voi coltivate kiwi a “polpa gialla”: quali sono i vantaggi offerti da questa tipologia rispetto a quella a “polpa verde”?

Grazie a un mercato decisamente dinamico, il kiwi (soprattutto a polpa gialla) occupa un ruolo importante e in espansione nel commercio mondiale di frutta fresca, ormai saldamente collocato tra i primi dieci prodotti frutticoli scambiati sulle piazze internazionali. Il kiwi è uno dei prodotti ortofrutticoli che ha risentito meno degli effetti del calo dei consumi. La produzione italiana è in costante crescita. Il kiwi è un prodotto che garantisce scambi commerciali sia sul mercato interno che in export. Gli sbocchi esteri sono importanti nel caso del kiwi, in quanto circa i 2/3 della produzione italiana di kiwi è destinata ai mercati mondiali. Infine, la redditività del prodotto a polpa gialla è abbastanza alta: i prezzi medi per chilogrammo di prodotto, nelle ultime annate agrarie, hanno registrato valori medi compresi tra 2.3 a 1.85 €/kg.

 

Dove e in quanti ettari di terreno si sviluppa la coltivazione dei kiwi?

Ad oggi, Dimitra coltiva circa 10 ettari di terreno ad actinidia, nell’area frutticola del Metapontino. L’obiettivo aziendale è incrementare le superfici fino a 30 ettari nell’arco di 8-10 anni.

Pianta di actinidia in allevamento

Pianta di actinidia in allevamento

 

Oltre al kiwi, coltivate anche albicocche e fagioli IGP: riguardo proprio alle albicocche, esse sono destinate al consumo fresco o alle industrie di trasformazione?

Le albicocche, di qualità, sono conferite alla società cooperativa Apofruit che le destina, in seguito alla lavorazione, al consumo fresco attraverso i canali della grande distribuzione organizzata.

 

Quali dei prodotti da voi coltivati hanno maggior richiesta sul mercato?

Attualmente, la grande richiesta è per il kiwi a polpa gialla. I nostri frutti arriveranno sul mercato tra 2 anni, a ottobre/novembre 2020. Ci spetta solo lavorare bene e attendere.

 

Coltivate anche i fagioli IGP, alimento tipico e caratteristico della regione Basilicata. La loro vendita è rivolta solo al mercato italiano o anche a quello estero?

Coltiviamo 5 eco tipi differenti di fagiolo IGP di Sarconi (Cannellino rosso, Tondino bianco o RISI, Tabacchino, Ciuoto e Verdolino), prodotto di eccellenza con importanti caratteristiche qualitative e salutari per i consumatori finali. Oggi produciamo circa 20 quintali di prodotto all’anno e la vendita è rivolta ai consumatori italiani. D’altro canto, ci stiamo organizzando, insieme ad altre aziende per raggiungere mercati esteri di nicchia.

Campo di fagiolo di Sarconi IGP

Campo di fagiolo di Sarconi IGP

 

In che maniera promuovete i vostri prodotti?

A soli due anni dalla nostra costituzione, la promozione è gestita internamente. Noi soci ci prodighiamo affinché la rete di contatti personali riesca ad assorbire l’offerta annua di prodotto. Lavoriamo con diversi punti vendita di gastronomia della Regione e stiamo imbastendo dei rapporti con la GDO, che riconosce il valore del prodotto. Quest’ultimo punto è in elaborazione grazie alla collaborazione con altre aziende produttrici, con le quali da quest’anno abbiamo deciso di collaborare per innovare il processo di coltivazione (meccanizzazione, trasferimento tecnologico in senso lato). Infine, siamo soci del Consorzio di tutela del fagiolo IGP di Sarconi e collaboriamo con le associazioni locali per la promozione turistica del territorio e dei suoi prodotti (Pro Loco, GAL, Comuni, etc).

 

Per i lettori che non conoscono la vostra terra, quale prodotto – oltre a fagioli IGP, albicocche e kiwi– e quale luogo potete suggerire e consigliare?

Il nostro territorio è uno scrigno di prodotti di eccellenza. La conformazione territoriale, che causa qualche problema di comunicazione viaria, d’altra parte ha fornito nel tempo la creazione e il successivo mantenimento di prodotti di nicchia con precise identità e qualità ad oggi riconosciute a livello europeo.

Si annoverano nella nostra area: il canestrato di moliterno DOP, il vino Terre dell’Alta Val d’Agri DOC, il peperone di Senise IGP, solo per citarne alcuni.

 

Quali sono i vostri progetti futuri?

Il nostro progetto è di aumentare le superfici aziendali e puntare verso un’agricoltura sostenibile in termini ecologico-ambientali. Abbiamo l’obbiettivo di realizzare una aggregazione produttiva per il fagiolo IGP di Sarconi che possa finalmente governare l’intero processo produttivo, superando dinamiche locali ancora ferme al secolo scorso. Per l’actinidia e gli altri fruttiferi, invece, vogliamo diventare un polo di innovazione produttiva, un sito “sperimentale” per la messa a punto di tecnologie e tecniche del settore frutticolo.

 

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