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Due chiacchiere con Luca Manfè

16 mar — 2018   Lettura 5 min
Storie Friuli-Venezia Giulia

 

Luca Manfè è stato il primo italiano a vincere MasterChef USA. Con un piatto della tradizione gastronomica d’origine.

Luca è friulano e precisamente di Aviano, una cittadina del Friuli-Venezia-Giulia ai piedi delle Prealpi Carniche, a circa 15 km da Pordenone. Ha vinto nel 2013 la IV edizione della versione americana del noto programma culinario.

Noi di Italian Food Experience gli abbiamo rivolto qualche domanda.

 

Chi è Luca Manfè? Raccontaci la tua storia di Ieri, Oggi e Domani.

Sono un italiano che vive in America da quasi 15 anni. Un professionista della ristorazione che dopo anni a lavorare in sala grazie ad un TV show è riuscito a seguire quella che poi con gli anni era diventata la sua vera passione, cioè cucinare.

Oggi lavora molto meno del passato perchè mia moglie ed io abbiamo invertito i ruoli. Lei è tornata a lavorare ed ha intrapreso la sua carriera ed io invece ho messo la mia da parte per stare a casa con i miei bambini, Luca e Valentino che hanno 3 e mezzo e due anni. Nel frattempo faccio ancora le mie ‘Dinner with Luca’, 3 o 4 volte al mese.

Il domani porterà sicuramente un altro business, bisogna solo definire il concetto giusto. Magari un altro libro e continuerò ad inseguire il sogno di avere uno show tutto mio in televisione.

 

Un tuo segno distintivo e che cosa non deve mai mancare sulla tua tavola?

Il mio segno distintivo è che ho imparato a cucinare praticamente da solo facendo costantemente pratica e centinaia di errori.
Sulla mia tavola non deve mai mancare il dialogo.

 

 

L’arte culinaria è una dote che dev’essere coltivata e affinata con il supporto e le lezioni di un grande maestro. Chi è stato/a o continua ad essere la tua fonte d’ispirazione?

Non sono d’accordo. Come sapete io vengo da uno show che incorona il miglior cuoco amatoriale, ed io nè prima nè dopo lo show ho mai lavorato in una cucina professionale. Quindi, bisogna precisare che sono un cuoco al quale piace cucinare, ma non sono uno Chef.

Devo dire che nell’epoca di YouTube e libri di cucina è facile avvicinarsi ed “imparare” da tanti chef famosi. Ho più di 50 libri di cucina che uso spessissimo per affinare tecniche e prendere ispirazione.

Ti do una top 3:

  • Michael Anthony
  • Thomas Keller
  • Michele Scarello

 

Cosa ti ha spinto a intraprendere il “sogno americano”? C’entra per caso la tua città di origine, Aviano, che è base dell’aeronautica militare statunitense?

No, Aviano non c’entra. Anzi forse è c’entrato in negativo, nel senso che dopo la mia prima esperienza in America sono tornato a casa e mi sono accorto quanto la mia zona di origine, anche se bellissima, aveva poco da offrire, almeno per quanto riguarda il mio business.

Sono partito per la voglia di viaggiare ed esplorare il mondo, ma prima di partire io stavo molto bene ad Aviano.

 

Credo te l’abbiano chiesto in molti, ma come mai a MasterChef USA hai scelto di portare il Frico*?

Dovevo fare un piatto con del Grana Padano ed ho pensato di giocarmi il passaggio alla finale portando un piatto italiano che meglio rappresentasse chi sono e da dove vengo. Erano degli involtini di vitello con Grana Padano a scaglie e salvia con il frico come contorno che di solito viene fatto con il Montasio, ma dovendo usare il Grana Padano mi sono adeguato.

 

 

Ricordo che come dolce avevi proposto una panna cotta al basilico, altro ingrediente che simboleggia l’Italia. Ci racconti cosa hai portato con te dell’Italia e in che cosa invece ti ha arricchito il non essere americano?

Con me ho portato sicuramente la tradizione e le nostre abitudini che cerco di impartire anche alla mia famiglia. Non credo che il mio essere ‘non Americano’ mi abbia arricchito, mi ha solo fatto essere naturalmente diverso dal resto.

 

Molti amano l’Italia per la sua cultura, il cibo…
Per chi è fuori dall’Italia come te, cosa conserva?

La cultura italiana è famosa e conosciuta in tutto il mondo. Di italiano di sicuro porto la mia personalità ed il mio modo di essere, ma non di sicuro il mio modo di cucinare.

La settimana scorsa ho cucinato per un gruppo di 50 persone, tra cui 10 signore italiane, che mi hanno detto:
“Luca era tutto buonissimo però non è cibo italiano”.
L’ho preso come un complimento.

 

Sappiamo che alcuni prodotti italiani sono difficili da trovare all’estero come ad esempio il Prosciutto di San Daniele, per la sua deperibilità o alterazione del gusto durante il trasporto a lungo raggio. Come gestisci questa situazione?

Non credo. Magari non si troverà la varietà di prodotti che si trova in Italia, ma prendendo dal tuo esempio, il San Daniele si trova dappertutto soprattutto se compri all’ingrosso. Viene trasportato sottovuoto, intero e a basse temperature quindi, lo puoi trovare un po’ come in Italia e in tutti i supermercati della grande distribuzione.

 

Secondo te, come è visto il brand Italia all’estero e in Italia?

Il brand Italia è sempre molto forte. Ogni tanto purtroppo finiamo sulle news per qualche storia tipo scandali olio di olive o pomodori cinesi, ma la maggior parte della gente non segue certe cose. Il cibo italiano è sempre il più ricercato e consumato.

 

Qual è la tua clientela? Ci racconti un aneddoto o un episodio che ti ha colpito?

La maggior parte della clientela è tutt’ora gente che mi ha seguito su Masterchef e molti passaparola. Nell’ultimo periodo vengo contattato molto da clienti per i quali avevo già cucinato in passato.

 

Luca Manfè con il suo libro di ricette italiane.

 

Rispetto alle tendenze del momento, la cucina o meglio il mondo del Food è diventato valore di business e spettacolo. Scuole professionali come l’alberghiero, in questi ultimi anni hanno registrato un incremento importante di iscritti. Ti senti responsabile anche tu di questo stravolgimento o tendenza

Grazie per il pensiero, ne sono lusingato, ma non penso proprio. Io sono una piccolissima parte che magari ha aiutato ad apprezzare la storia dell’italiano che viene in America a cercare fortuna. Ed il Frico, sicuramente grazie a me, ora si conosce molto di più.

 

E così, il mercato del Food oggi sta diventando saturo di proposte ed iniziative. Ma noi di Italian Food Experience crediamo che il food ha ancora molto da insegnare. Facendo riferimento al tuo progetto ‘Dinner with Luca’, come si diventa imprenditore del food, oggigiorno? Un consiglio per i giovani o per chi vorrebbe intraprendere questo mestiere.

Premessa che ‘Dinner with Luca‘ non potrà mai diventare un business, perché dipende troppo dalla mia presenza, però al momento va bene perché porta molto profitto.

Io vedo qui in America, il concept più di successo è un modello di franchise che ti permette di mantenere i costi di gestione bassi e facile da replicare. Bisogna solo trovare il concetto unico che ancora non esiste.

 

Un luogo che consiglieresti visitare e un prodotto che ami particolarmente?

In America sicuramente l’Alaska, in Italia il Friuli.

Un prodotto che amo particolarmente sono le cosce di pollo.

* Per chi non lo conosce, il Frico è un piatto tipico della cucina Friulana, a base di formaggio e patate con varianti a seconda della zona, con aggiunta di cipolla, rosmarino, radicchio o salame.

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