Cantina Balbiano: un’azienda familiare sempre al passo con i tempi

4/05/2021 | Piemonte, Storie

Avete presente la scampagnata della domenica? Dove i commensali si riuniscono e trascorrono momenti di pura allegria e spensieratezza? Un momento di familiarità, dove si mischiano generazioni passate con quelle future, valori antichi con quelli moderni in modo armonioso.  Tutto questo è la Cantina Balbiano, un mix perfetto di tradizione, innovazione, freschezza e condivisione.

La Cantina ha radici molto profonde e ben radicate nel settore della vitivinicoltura piemontese. Ogni nuova generazione della famiglia Balbiano ha saputo creare e proporre qualcosa di nuovo in azienda, costruendo passo dopo passo la storia della Cantina, del vigneto e di tutte quelle iniziative che lasciano un segno indelebile nel panorama del vino italiano.

Vini di qualità, iniziative contagiose e di successo, musei come quello delle Contadinerie e del giocattolo antico che racchiudono la storia di un’Italia degli anni passati, e ancora, la voglia di migliorare e migliorarsi, esplorare nuovi terreni in paesi europei: ne è un esempio il progetto Urban Vineyards Association guidato da Luca Balbiano, titolare insieme al padre Francesco delle omonime Cantine Balbiano.

Andiamo a conoscere Luca, il suo antico lavoro e i suoi originali progetti che hanno reso la cantina un punto di riferimento per tutti gli intenditori e/o semplici appassionati che amano condividere tutti gli aspetti culturali e tecnologici dell’antica bevanda più amata al mondo, il vino.

Buona lettura!

Luca Balbiano: terza generazione alla guida dell’azienda di famiglia

 

Salve Luca, benvenuto su Italian Food Experience. Raccontaci brevemente della Cantina Balbiano.

Buongiorno a voi e grazie per l’invito. L’azienda vitivinicola Balbiano è un’azienda famigliare giunta con me alla sua terza generazione. È stata fondata nel 1941 ad Andezeno, un piccolo comune in provincia di Torino, da mio nonno Melchiorre che ha poi passato il testimone a mio padre Francesco e ora a me. Come tutte le aziende famigliari che si sviluppano generazione dopo generazione, anche la nostra è un mix riuscito di tradizioni, identità consolidate, modernizzazione e innovazione. Siamo da sempre uno dei punti di riferimento in Italia e in Europa per la produzione del Freisa di Chieri DOC, un prodotto storico che viene sempre più apprezzato sia in Italia sia dai mercati esteri più evoluti.


La produzione aziendale si estende inoltre a tutti i vini tipici della provincia di Torino, come il Collina Torinese Bonarda, il Collina Torinese Barbera, il Collina Torinese Cari e la Malvasia di Castelnuovo don Bosco. Sono tante le date storiche per la nostra famiglia e la nostra azienda. Quella che però mi piace ricordare di più è perfetta per comprendere la passione che ci anima, sospesi costantemente tra passato e futuro: sto parlando del 2005, anno in cui la nostra azienda ha dato il via alla laboriosa operazione di reimpianto del vigneto all’interno della magnifica Vigna della Regina di Torino, che oggi è da tutti riconosciuta come uno dei più importanti vigneti urbani al mondo.



Quali sono i vini di punta della cantina Balbiano?

È difficile sceglierne qualcuno, perché i vini prodotti, un po’ come i figli, sono tutti amati allo stesso modo e ognuno di loro rappresenta qualcosa di particolare a cui sono legato. Potrei citare il Freisa di Chieri DOC frizzante, il Freisa di Chieri DOC “Surpreisa” o il DOC Superiore Barbarossa. Tra gli altri vini della Collina torinese, una vera e propria chicca è il Cari, un vino dolce rarissimo da trovare e a cui sono molto legato. E, naturalmente, non posso non citare il Freisa di Chieri DOC Superiore “Vigna Villa della Regina”,  che nel 2020 ha ricevuto la sua definitiva consacrazione avendo ottenuto numerosi riconoscimenti dalle principali riviste di settore.

Vigne Balbiano

La cantina presenta anche due Musei: delle contadinerie e del giocattolo antico. Come nascono e che legame hanno con la cantina?

Come dicevo per noi il vino è tradizione, ma anche passione e gioco. I musei delle Contadinerie e del Giocattolo Antico non sono altro che la prosecuzione ideale della nostra anima vitivinicola. Li ha creati, pezzo dopo pezzo, anno dopo anno, mio padre e, nel loro piccolo, sono due perle che continuano a stupire tutti coloro che ci vengono a trovare in azienda.
Il museo delle Contadinerie vanta ormai più di 1500 pezzi che raccontano la vita contadina del ‘900, molti raccolti da mio padre e molti altri regalatici da produttori, contadini e clienti.
Con lo stesso stile, il Museo del giocattolo antico racchiude al suo interno oltre 600 “balocchi” che vanno dalla fine dell’800 a metà degli anni ’50 del ‘900.
Questa parte del Museo, nel 2015, ha ispirato il nostro restyling della linea di etichette: oggi tutti i nostri vini hanno in etichetta un giocattolo della nostra collezione.

 Entrambi i musei sono qualcosa di più di semplici e caratteristici spazi espositivi: sono i simboli del legame forte con le nostre radici, con il passato, con i nostri nonni e con tutti coloro che sono venuti prima di noi e ci hanno lasciato qualcosa di inestimabile valore. Perché, come impariamo ogni giorno con il nostro lavoro nei campi a produrre il vino, non ci può essere futuro se non si seguono gli insegnamenti del passato.

 

Luca, la cantina è molto attiva anche da un punto di vista social: ne è un esempio l’iniziativa #stappatincasa, nata in un periodo di necessità (pandemia covid-19) diventata poi un’opportunità per l’azienda. Parlaci di questa esperienza.

Stappatincasa è nato di getto, da un giorno all’altro, a marzo 2020 non appena è stato annunciato il lockdown generale per contrastare il Covid19. È stata una reazione “di pancia” alla situazione terribile che ci trovavamo ad affrontare. L’idea era semplice: tenere compagnia alle persone chiuse in casa stappando in diretta, sulla pagina Facebook di Stappatincasa, ogni volta una bottiglia diversa e mantenendo, anche a distanza, quel senso di convivialità e vicinanza di cui il vino è senza dubbio uno dei principali simboli.

 È partito tutto come un gioco, con la sola intenzione di evadere per un momento dalle notizie drammatiche che quotidianamente leggevamo, ma ben presto ci siamo accorti del grande interesse suscitato e a poco a poco abbiamo visto crescere la nostra community, fatta di esperti del settore, enoappassionati e semplici curiosi. Abbiamo così organizzato periodicamente delle dirette facebook invitando ogni volta un ospite diverso proveniente dal mondo del vino ma anche dell’industria, dello spettacolo, del giornalismo della gastronomia, che durante un brindisi virtuale ha avuto l’occasione di raccontarsi e di raccontare la propria passione per il vino.  Accanto a una finalità prettamente ludica e narrativa ne abbiamo aggiunta un’altra benefica a supporto della Croce Rossa di Bergamo. Devo dire che è stato un successo ben oltre le aspettative. Abbiamo raccontato il vino in un modo diverso dal solito, più romantico, se vogliamo, e meno impostato e commerciale. Abbiamo distratto molte persone, coinvolgendole e interessandole. E abbiamo fatto del bene in modo concreto, anche grazie al libro che ho pubblicato una volta conclusa l’iniziativa con la raccolta delle migliori interviste di Stappatincasa, i cui proventi sono andati sempre a supporto della Croce Rossa di Bergamo. Insomma, mi ritengo ampiamente soddisfatto.

Interessante è anche l’appuntamento imperdibile su YouTube di Winewave, un viaggio nel  mondo del vino. Qual è il messaggio più importante che vorresti trasmettere ai tuoi follower?

Potrei quasi definire Winewave come uno “Stappatincasa 2.0.” È un format diverso realizzato in una situazione, sebbene ancora molto drammatica, differente da quella dello scorso anno. L’obiettivo, però, è sempre lo stesso: promuovere la cultura del vino sul web rompendo i dogmi della narrazione tecnica e professionale, ma con il desiderio di incuriosire, emozionare e far conoscere storie e personaggi unici nel loro genere che con le loro azioni hanno fatto qualcosa di speciale, non solo per il mondo del vino ma anche per quello della cultura, della Storia con la S maiuscola, del cinema, dello sport, dell’arte. Ogni lunedì, quindi, sul canale youtube di Winewave racconto il vino senza troppi tecnicismi e, allo stesso tempo, provando a non banalizzarlo: approcci che, in molti casi, hanno allontanato le persone dal suo mondo e non hanno reso giustizia alla sua magnifica storia. Mi piace dire che in Winewave la bottiglia è come la punta di un compasso che traccia un cerchio in cui sono contenuti la storia, l’arte, la musica, le emozioni e lo stile che l’hanno fatta nascere. Perché il vino non è una linea retta. È un’onda.

 

Nel tempo, l’azienda ha avuto un’evoluzione straordinaria: quali sono i vostri progetti futuri?

 I progetti, per fortuna, sono numerosi. Tra le cose che ho imparato facendo questo lavoro e grazie agli insegnamenti preziosi di mio nonno e di mio padre, è che non bisogna mai fermarsi ma cercare sempre di crescere e diversificarsi.

 Sicuramente nei prossimi tempi ci concentreremo molto sul progetto della Urban Vineyards Association, l’Associazione delle vigne urbane che ho contribuito a fondare nel 2019 e che presiedo: oltre alla Vigna della Regina di Torino, coinvolge Clos Montmartre di Parigi, Laguna nel Bicchiere e San Francesco della Vigna entrambe a Venezia, Senarum Vinea di Siena, la Vigna di Leonardo di Milano, la Vigna del Gallo di Palermo, Clos de Canuts di Lione e Clos du Palais des Papes di Avignone, ma presto se ne uniranno altre.

 Alla base dell’Urban Vineyards Association c’è l’idea di mettere in rete le principali vigne urbane del mondo, tutelandone il patrimonio rurale, storico e paesaggistico e valorizzandole sotto il profilo culturale e turistico, anche attraverso comuni politiche vitivinicole e sociali di integrazione e sostenibilità. Non appena potremo muoverci nuovamente in sicurezza riprenderemo in mano il progetto e svilupperemo nuove attività tutti insieme.

 E poi in futuro proseguiremo con Winewave. Prometto già una “seconda stagione” ricca di nuove idee, contenuti e con ospiti molto interessanti e di grande utilità per raccontare le infinite storie che ci sono dentro una, solo apparentemente semplice, bottiglia di vino.