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Azienda Azzollini, tradizione e innovazione con la coltura idroponica

24 apr — 2019   Lettura 5 min
Storie Puglia

L’agricoltura è in continua trasformazione: sono molte, infatti, le innovazioni che riguardano questo settore e tante le aziende che sperimentano nuovi modi di concepire un lavoro tradizionale come quello nei campi.

Una delle innovazioni più interessanti nel settore agricolo è la coltura idroponica, un metodo di coltivazione che, in assenza di terra, sfrutta tutte le sostanze nutritive disciogliendole e somministrandole direttamente nell’acqua. L’utilità di questo sistema di coltivazione risiede nel fatto che può essere applicato sia su piccola che su larga scala e la sua gestione diretta consente di ottenere un’alta produttività.

Per conoscere meglio la coltura idroponica, abbiamo intervistato Giuseppe Azzolini, titolare dell’Azienda Agricola Azzollini di Giovinazzo, in provincia di Bari.

La storia dell’azienda Azzolini è interessante poiché, nel corso di tre generazioni, il loro modo di concepire la coltivazione in serra si è saldato sui concetti di innovazione, attenzione per la salute del consumatore e rispetto del territorio.

Conosciamo meglio la coltura idroponica e liazienda Azzolini attraverso le parole di Giuseppe.

Persone in visita presso l'Azienda Azzolini per conoscere la coltura idroponica

Persone in visita presso l’Azienda Azzolini per conoscere la coltura idroponica

Ciao Giuseppe, benvenuto su Italian Food Experience. Come è nata l’azienda Azzollini?

L’Azienda Agricola Azzollini ha una storia che si dilata nel tempo per tre generazioni.

Nasce nel 1959 a Giovinazzo, nel cuore del Nord Barese, in una zona a pochi chilometri dal mare, grazie all’impegno e ai sacrifici di mio nonno Giuseppe, uomo dedito alla coltivazione di ortaggi in campo.

Nel 1977 nonno Giuseppe e suo figlio Sergio – mio padre – iniziano la costruzione della prima serra in legno di 5000 mq, sostituita nel 1986 con serre in strutture di ferro.

La sapienza e la maestranza legate a questa terra , tramandate dal nonno Giuseppe e papà Sergio, sono giunte inalterate a me, che dal 2006 gestisco l’azienda con la dedizione e la competenza di chi nutre un profondo rispetto per il territorio e per i suoi frutti.

Con gli anni l’azienda amplia le superfici di coltivazione in serra, operando, oggi, su 20.000 mq di serre tunnel e 30,000 mq di campi coltivati all’aperto.

In azienda ci teniamo costantemente aggiornati su metodi, sempre più naturali, di tutta la filiera produttiva: dall’impollinazione, effettuata dai bombi e api in serra, ai trattamenti non nocivi per l’uomo e per l’ambiente.

Nelle nostre serre idroponiche si svolgono periodicamente laboratori e visite guidate, indirizzate soprattutto ai bambini dai 3 ai 6 anni (ma sono aperte a persone di tutte le età), conferenze e convegni per confrontarci con gli esperti del settore.  Ad Agosto 2018 si è tenuta, presso le nostre serre , una delle visite studio per quanto riguarda i sistemi innovativi di irrigazione in agricoltura da parte della World Bank, composta da cinque istituzioni impegnate nella riduzione della povertà, una maggiore condivisione della prosperità e la promozione dello sviluppo sostenibile.

Siamo inoltre accreditati con la facoltà di Agraria dell’Università degli Studi di Bari, con cui collaboriamo attraverso varie iniziative e tirocini formativi.

 

Chi è a capo dell’attività e da chi è composto il team di lavoro?

A capo ci sono io, affiancato da mio padre Sergio e da un team di dipendenti specializzati che variano in base al periodo.

 

L’azienda è specializzata nella coltivazione di pomodoro da mensa e cetriolo fuori-suolo. Come è nata la voglia e il desiderio di dedicarsi a queste colture?

Il pomodoro è un ortaggio che è sempre esistito nella cucina e sulle tavole pugliesi.

È un prodotto indispensabile che viene consumato anche fuori stagione. Così era anche in passato, quando non esistendo ancora la coltivazione in serra, le nostre mamme e le nostre nonne si adoperavano nel preparare, durante la bella stagione, chili di salsa, conserve, pomodori sott’olio, pomodori essiccati, pomodori appesi, di cui si usufruiva durante l’inverno, perché rimanevano intatti il sapore e il profumo.

Da qui la scelta di concentrare la coltivazione su questo prodotto di cui, anno dopo anno, aumentiamo le varietà. In secondo luogo i cetrioli. Questi due prodotti erano, negli anni ‘70, colture molto redditizie che in zona venivano fatte solo all’aperto. Successivamente, a causa dei sempre più frequenti e variegati organismi virosi, non è stato più possibile coltivare queste varietà e si è passati, dunque, alla coltura protetta, che tuttora ci garantisce la coltivazione di un prodotto sano.

Ogni anno una nuova sfida. Siete sempre alla ricerca di nuove varietà colturali da sperimentare. Quali sono, quest’anno, le nuove varietà di pomodoro e cetriolo coltivate?

Quest’anno stiamo sperimentando circa dodici varietà di pomodori, tra cui il datterino giallo – molto apprezzato nella ristorazione – e cinque varietà di cetrioli.

Il datterino giallo ha un sapore dolce, con totale assenza di acidità. Diviene giallo a maturazione completa. È un pomodoro ricco di antociani (sostanze dall’elevato potere antiossidante), capaci di neutralizzare i radicali liberi. Contiene anche vitamina C, A e vitamine del gruppo B.

 

Dove e in quanti ettari di terreno si sviluppano le coltivazioni?

L’azienda si posiziona sul litorale pugliese della città di Giovinazzo, su una superficie coltivata di 5 ettari.
Dalla peculiarità di questo territorio deriva il sapore unico dei prodotti della nostra azienda.

 

Quali sono le regioni italiane e i paesi stranieri con cui la vostra azienda si interfaccia maggiormente in termini di esportazioni?

I nostri prodotti vengono distribuiti su tutto il territorio pugliese, ma ci auguriamo, in un futuro abbastanza prossimo, di farci conoscere anche su tutto il territorio nazionale e oltre.

Siamo accreditati a Coldiretti, che ci permette di creare rete con altre aziende simili alla nostra e far conoscere maggiormente la qualità dei nostri prodotti sul territorio.

 

Quali dei prodotti da voi coltivati hanno maggior richiesta sul mercato nazionale?

La nostra specialità è il pomodoro datterino.

Questa varietà possiede un aroma, un sapore e un grado zuccherino inconfondibili e decisamente superiore a qualsiasi ciliegino.

Pomodoro profumato, da consumare crudo, per un aperitivo, insalate e bruschette. Il datterino rosso contiene licopene, antiossidante naturale che neutralizza i radicali liberi.

 

Oltre al pomodoro da mensa e al cetriolo fuori-suolo, coltivate altro?

Molto altro: coltiviamo piante aromatiche in vaso, piante floreali e commestibili, peperoni snack da mangiare anche crudi, zucchina, cicoria puntarella e patate.

 

Com’è cambiato nel tempo il vostro modo di fare agricoltura?

I cambiamenti, anche in agricoltura, avvengono con la diffusione e l’accessibilità alle innovazioni tecnologiche.

In passato coltivavamo su suolo: non esistevano i moderni impianti di irrigazione, i mezzi meccanici ed elettronici che oggigiorno facilitano di tanto il controllo del terreno e delle piante.

Da anni, ormai, coltiviamo fuori suolo con impianti di fertirrigazione a goccia e con il controllo costante di valori come pH e conducibilità elettrica dell’acqua.

Le colture avvengono in un contesto altamente specializzato e tecnologico, controllate dal punto di vista qualitativo e nutrizionale, grazie soprattutto alla coltivazione fuori suolo, idroponica che evita l’inaridirsi del terreno.

Nella coltivazione idroponica la terra è sostituita da un substrato inerte. La pianta viene irrigata con una soluzione nutritiva composta dall’acqua e dai composti, per lo più inorganici, necessari ad apportare tutti gli elementi indispensabili alla normale nutrizione minerale. L’idrocoltura consente produzioni controllate sia dal punto di vista qualitativo sia da quello igienico-sanitario durante tutto l’anno, inoltre ci permette di ridurre al massimo l’utilizzo agro farmaci e ottenere prodotti a residuo zero.

 

Per i lettori che non conoscono la vostra terra, un suggerimento su un prodotto tipico o un luogo che reputate imperdibile per chi volesse conoscere al meglio la vostra realtà?

L’elenco dei luoghi da vedere e dei prodotti tipici da provare è lunghissimo, proprio come la Puglia, la nostra bellissima regione.

Proverò a essere conciso e concentrarmi sulla zona del Nord Barese, anch’essa ricca di “tesori nascosti” come il parco Archeologico di Canne della Battaglia, località famosa per la pesante sconfitta dell’esercito romano da parte di Annibale nel 216 a.C.; Barletta, città della Disfida e del Colosso Eraclio; i Dolmen di Bisceglie; il già rinomatissimo Castel del Monte, progettato ed edificato da Federico II; i borghi medievali di Giovinazzo e Molfetta, resi ancora più caratteristici e unici grazie ai recenti restauri.

Tra i prodotti tipici troviamo il cetriolo  “mezzo lungo”, la cicoria puntarella, i peperoni friggitelli, i lampascioni, le fave novelle, la mandorla dolce, il dolce di ricotta, la parmigiana di melanzane, le meringhe, i fichi secchi con la mandorla all’interno, le olive dolci fritte.

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